Blog Piccola a chi?

Bambina felice

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March 18, 2021

Fino a qualche anno fa ero persuasa dall’idea che mio padre mi avesse cresciuta “come una maschio”.
Quando, in un’ intervista, ha letto questa mia affermazione, mi ha chiamata per dirmi: non ci hai capito un cazzo!
No non ha detto proprio così.
Così, come una che non ci ha capito nulla, mi sono sentita io.
Alessia – ha esordito. E quando mi chiama così per nome, intero, già mi sento in colpa per qualcosa che ho sicuramente combinato in passato e lui lo ha scoperto adesso.
Ma non è questo il caso.
Alessia – e quando mi chiama così, con tutte le lettere del nome, mi viene in mente quel giorno in cui mi ha telefonato all’alba dalla sua camera di ospedale chiedendomi di andare a prenderlo. Che se doveva morire, doveva morire a casa sua.
(È vivo e lotta insieme a noi).
Alessia – ma guarda che io ti ho cresciuta nell’unico modo che conoscevo. Come ho potuto. Come mi è venuto. Io non ho mai voluto un maschio né ho mai pensato di fare con te quello che avrei avrei fatto con un maschio. Eri tu e basta. Nostra figlia.
Ciuccia. Questo lo ha detto.
Senza accorgermene, io, proprio io, ho dato per scontato che esistessero due modalità per educare. Non solo, che ne fossi il frutto. Come ho potuto, non si sa. Io che non tollero i “guida, gioca, pensa, parla, mangia, scrive, parla di calcio come un uomo”.
Non sarei la persona che sono se mi avesse cresciuta “come”.
O in un qualsiasi altro modo.

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