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Non apparire. Esserci.

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January 21, 2021

E quindi?

Questa è la prima reazione quando leggo un titolo celebrativo sul primato dell’ennesima donna che ce l’ha fatta. Qualsiasi cosa significhi. Di solito che sia riuscita a fare ciò che solitamente, tradizionalmente, convenzionalmente, fa un uomo.

E quindi?

Ma davvero, penso, dobbiamo ancora fare feste, scodinzolare, urlare al miracolo, ringraziare chi ha preso questa storica decisione – sicuro un uomo potrei giurarlo sul sacro libro del patriarcato – ogni volta che una di noi, una donna, fa qualcosa per la prima volta? 

Si. 

Evidentemente si. 

Siamo ancora allo stupore provocato dalla notizia che un essere umano dotato di ovaie possa ricoprire i medesimi ruoli di un essere umano dotato di testicoli. 

Perché sono ancora tanti i campi inesplorati da questa figura mitologica che è sulla faccia della terra solo da 200.000 anni, che poi è lo stesso periodo del primo uomo sulla faccia della terra. 

Si sa, dietro un homo sapiens c’è sempre una donna sapiens. 

Quindi eccoci qui a sgranare gli occhi, commuoverci, darci delle pacche sulle spalle (metaforiche oggi come oggi ma comunque sempre non troppo forti perché una signorina deve essere aggraziata), scriverci sul gruppo di whatsapp –  “Conquistiamo il mondo” – siamo arrivate anche al Super Bowl! 

Eccola la notizia. In campo come arbitro, in uno degli eventi sportivi più importanti della stagione, ci sarà,  vestita da zebra ( ndr: nessuna donna, commissario, dotata di un minimo senso estetico e di taglia superiore alla 38 avrebbe mai permesso mai che diventasse una divisa una t-shirt con linee verticali bianche e nere che si sa farebbero sfigurare anche Gisele) Sarah Thomas. Una che non ha iniziato ieri ad arbitrare. Ha già una discreta esperienza alle spalle e un numero di candeline spente che certificano la sua dimestichezza con la materia e che non starò qui a numerare. 

Perché della sua età non ce ne frega niente. 

Come non dovrebbe interessarci del suo essere femmina. 

Onestamente. 

A me, a molti, e vi stupirò, a tantissime donne, interessa piuttosto sapere quanto sia preparata. Se sia stata la scelta per le sue capacità. Se sia stata scelta perché brava. Migliore. Competente.  

A volte, ultimamente, sento puzza di politicamente corretto.

Di scelte fatte per far parlare della modernità di una federazione, uno sport, una associazione, un partito (bravi!, che lasciano, nel 2021 (duemilaventuno) grande spazio, visibilità, addirittura tutti gli occhi puntati su una donna.  

Abbiamo visto un’arbitra dirigere una partita di Champions League, una coach allenare una squadra di Nba (perché il maschio in carica è stato espulso per proteste e non aveva neppure il ciclo), addirittura tre donne e dico tre, tutte insieme, nello stesso momento, nello stesso luogo e non in un salone di bellezza ma su un campo di football durante una partita: allenatrici e arbitra.

Roba da far venire una trombosi ai leoni da tastiera cosi attivi sui social e cosi poco fantasiosi quando si tratta di insultare una donna che ha l’ardire di uscire dalla cucina e conquistare qualche metro di campo. Anche li tutto il mondo è paese. Qui: andate a lavare i piatti, li tornate a fare la dishwasher. Del resto gli americani sono sempre stati tecnologicamente più avanzati. Qui: andate a stirare le camice. Li: il marito rimarrà senza cena. Si sa che una donna italiana impegnata in qualsiasi attività non lascerebbe mai l’uomo senza cibo. Non si scherza sui valori di un popolo di santi, navigatori, allenatori e Masterchef. 

Come siete umani, voi, che avete il coraggio di scommettere su una donna. 

Che rompete gli stereotipi e lo fate scegliendo chi è cintura nera di rottura di palle, almeno a sentire i commenti di fidanzati, mariti, figli, colleghi. 

Ma. 

Ma se una donna viene scelta per far notizia, per vestire il maschilismo da femminismo, per piaggeria nei confronti di una grande fetta di popolazione nel tentativo di rabbonirla, o peggio ancora se viene nominata (con nome e cognome e senza articolo!)non avendo talento o capacità alcuna, non è una vittoria.

E’ una pesante, amara, insopportabile, sconfitta. 

Per tutti. 

Ovviamente spero in un futuro roseo, in palette con l’incarnato, per il maggior numero di donne possibile, non fraintendetemi. 

Ma credo potremo parlare di successo quando appariremo senza essere appariscenti. 

Ovunque.

Esattamente dove dobbiamo essere.  

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