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Non aprire quella porta.

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October 2, 2020

(adesso, si)

Nei lunghi giorni, infiniti giorni, maledetti giorni trascorsi in casa, quella porta chiusa mi dava una carica di ansia che difficilmente dimenticherò.

Nei mesi di lockdown l’abbiamo aperta raramente: per portare in casa la spesa che ci lasciavano sul pianerottolo, recuperare i pacchi di Amazon, le bollette, segnali della vita che andava avanti anche se stavamo tutti fermi ad aspettare. Anche solo di andare a buttare la pattumiera, per respirare un pò. C’e’ chi ha trovato sollievo stando sul balcone a cantare, chi a far lievitare qualsiasi cosa capitasse sotto tiro, chi ha affittato il cane del vicino, rapito il figlio degli amici.

Il mio non l’ha preso in prestito nessuno, devo farmi delle domande, mi sa.

Io ho esorcizzato raccontando su Instagram la mia quarantena tra homeschooling e smartworking. Ma quando finivo di creare quel piccolo contenuto, di urlare con mio figlio di stare attento alla lezione, consegnavo il lavoro che mi era stato assegnato, guardavo intensamente quella porta chiusa. Alla quale ho attaccato persino delle foto per farla sembrare meno chiusa. Una finestra sui viaggi, sui nostri sorrisi, il sole. La libertà.

Alcuni giorni bastava aprirla davvero, una finestra, per far entrare il rumore della pioggia. Cercare di trovare un pezzo di cielo tra i palazzi. Un refolo d’aria da respirare a pieni polmoni, che tanto anche lo smog si era preso una pausa.

Altri, non bastava nulla. E se non fissavo la porta, c’era il soffitto di camera mia. Ogni sera, a letto, l’ho trasformato in oceano, ho cavalcato le sue onde, mi sono regalata, con l’immaginazione, qualche attimo di emozioni. Sognare di essere in mezzo al mare, il luogo in assoluto nel quale sento di dover stare, è stata la mia fuga dalla realtà. Se non avessi avuto quella piccola, all’apparenza insignificante, via d’uscita, non so come avrei fatto a non scapocciare contro il muro. Le mura. perché sicuro me le sarei fatte tutte. Quando si ha un figlio, in una condizione di emergenza, si deve far finta di avere tutto – o quasi- sotto controllo. Ho cercato di presentarmi con il sorriso, di essere sempre pronta al cazzeggio, inventarmi nuovi modo di trascorrere il tempo insieme, raccontargli sempre la verità senza caricarlo di angoscia. Quella me la sono tenuta dentro tutta.

Non ho dormito un granché, in quei giorni. L’effetto onda perfetta disegnato sul soffitto bastava solo per farmi cadere in un sonno leggero, troppo leggero per durare a lungo. Come quando cadi dalla tavola da surf e centrifugato dalle onde trattieni il respiro, cosi mi svegliavo di colpo: in apnea. Talvolta pensavo davvero di non trovare il respiro.

Avrei potuto scrivere, in quel tempo. Ma non ci riuscivo. In quel periodo di clausura, a parte ciò che ho buttato giù per lavoro, non sono riuscita, mai, a trasformare i miei stati d’animo in parole. Era come se tutto, tutto, si fosse fermato e il mio cervello avesse solo la forza di mettere in fila le azioni minime, per sostenere il corpo, chissà, costretto a fare un numero limitato di movimenti.

Non mi sono allenata come una disperata. Forse sono stata l’unica. Per me lo sport non si fa in casa. Non ho cambiato idea. Non ho ballato, non ho cucinato – ci mancava solo l’avvelenamento – non ho partecipato agli aperitivi virtuali. Già tollero poco quelli reali.

Ho pensato molto a cosa avrei voluto fare appena avrei potuto infilare la chiave, girarla, smadonnare perché mi dimentico sempre di oliare i cardini, e aprire quella pesantissima porta.

Camminare a piedi nudi. Circondata dal verde. Dalle sfumature di blu. Bruciarmi la pelle al sole. Accecarmi fissando la sua luce. Guardare le stelle e se non ci sono, guardare lo stesso in alto. Stare in acqua. La mattina. Il pomeriggio. La sera.

Trovare un posto e farlo diventare casa.

Lasciando la porta, sempre, aperta.

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8 Comments
  1. Max

    October 5, 2020

    Un po’ ti invidio, ci penso spesso a quanto sarebbe bello prendere, mollare tutto e scappare, come hai fatto tu. Un po’ sono contento per te. Un po’ mi mancherà non vederti in TV dopo quasi 20 anni. Un po’ mi consolo pensando che ti troverò sul web, come sempre.
    In bocca al lupo di cuore per la tua nuova vita, Alessia!

    • Alessia Tarquinio

      October 6, 2020

      Non mi ci far pensare che sono venti anni!
      Anche per me non sarà facile….

  2. Anna

    October 5, 2020

    Ti aspettavo in tv con la
    riapertura del campionato, non ti ho vista, ho capito !
    Manchi ma , Ti ammiro e ti invidio .. in senso buono ❤️

    • Alessia Tarquinio

      October 6, 2020

      Magari ci vediamo presto!

  3. Luca

    October 6, 2020

    Io ti stimo.. Sei una grande donna. Lasciare la tua vita frenetica di Milano ed andare a vivere in America senza una comodità.

    • Alessia Tarquinio

      October 6, 2020

      Ciao! grazie per la stima, prendo e porto a casa.
      A dire il vero qui ho tutte le comodità, basiche. E sono in paradiso….

  4. Massimo

    October 7, 2020

    Immagino che i ritmi della giornata siano notevolmente cambiati rispetto a prima, e non sia stato facile adeguarsi o no?

  5. Massimo

    October 7, 2020

    Camminare a piedi nudi. Circondata dal verde. Dalle sfumature di blu. Bruciarmi la pelle al sole. Accecarmi fissando la sua luce. Guardare le stelle e se non ci sono, guardare lo stesso in alto. Stare in acqua. La mattina. Il pomeriggio. La sera.
    Trovare un posto e farlo diventare casa. Lasciando la porta, sempre, aperta.
    Faccio mie queste tue parole, perchè è questo quello che sogno da anni e che difficilmente riuscirò a realizzare. I sogni son desideri.

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Alessia Tarquinio
Repubblica Dominicana

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